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Ho scoperto la terra di Sandokan: Borneo, amore a prima vista

KL

Vado in vacanza in Borneo! Prima reazione più diffusa: “Cos’è? Si mangia?”…seconda reazione: “Ah vai a trovare Sandokan!”.

Decisione presa un po’ di pancia…in seguito alla visione di un bellissimo documentario su questa terra lontana e ovviamente affascinata dai racconti di Emilio Salgari. A parte le reazioni sopra descritte nessuno ne sa nulla. Poche recensioni su internet…molti hanno vistato la Malesia…ma il Borneo…

Salgari

 

La partenza si avvicina…il panico cresce. Ma perché non ho scelto il Canada? Mi dicevo terrorizzata sul divano di casa mia. Molto più simile a noi, un viaggio meno difficile. Nessun animale pericoloso o malattie esotiche dietro l’angolo o nascoste in una bibita. Ma ormai il danno era fatto.  Mi faccio coraggio riponendo molte speranze nel mio compagno di viaggio: mio marito, già navigato di oriente. Riempio la valigia di medicine, mi ripeto il mantra “niente ghiaccio, niente frutta e verdura fresca e lavati i denti con l’acqua in bottiglia!” e parto. Destinazione l’altra parte del mondo.

Borneo

Borneo2La Mappe di Gallica dallo store di ReteINDACO

Amore a prima vista

Il primo impatto con la Malesia è stato oltre ogni mia aspettativa. Ormai avevo lasciato la mia ipocondria in Italia, il caldo non era così asfissiante e quella terra così lontana e diversa ci ha accolto come una mamma. L’inizio morbido a Kuala Lumpur. Una grande metropoli, una giungla di palazzi altissimi, da far girare la testa. Distese di centri commerciali hi-tech di lusso. Piccole foreste, grovigli di liane, alberi secolari e fiori tropicali al centro di snodi stradali di proporzioni bibliche. Strade a quattro corsie in pieno centro affiancate da pezzi di foresta, un tempio biddista, edifici cadenti e alberghi di super lusso. Tutto vicino, tutto coesistente, guancia a guancia in pochi metri. Una via affollatissima di persone e odori di cibo…cibo diverso, spezie, frutta, colori. I suoni, la musica, le facce…è come essere su un altro pianeta e più mi immergo in quella folla palpitante di vita, più l’entusiasmo cresce in me e divento finalmente anche io parte di quel tutto.

Dopo due giorni in questa città così insolita (per me) e piena di contraddizioni siamo di nuovo su un aereo, diretti alla vera meta del nostro peregrinare: il Borneo. Un’ora e mezza di volo e scendiamo nel minuscolo aeroporto di Kukhing capoluogo dello stato federale del Sarawak. La nostra guida un metro e cinquanta di pura energia, Frida, ci viene a prendere in aeroporto. Da qui parte il tour alla scoperta di una terra magnifica. Dopo aver visitato uno stupendo tempio buddista, ricoperto di smalti e colori accesi abbiamo navigato su un piccolo battello nel fiume del capoluogo. Frida indicava milioni di cose: piante, palazzi, attracchi, case, moschee, chiese…ognuna di queste cose aveva qualcosa da raccontare. Abbiamo navigato al tramonto e la calma tipica della gente del Borneo si era già impossessata di noi.

 

Alla scoperta del Sarawak

Kuching

Il giorno dopo partiamo di buon mattino ci aspetta un viaggio lungo, ricco di tappe una grande sorpresa finale. Appena fuori dalla città la giungla. Le case dell’interland solitamente sono baracche, palafitte lungo il fiume. La gente vive così in modo semplice. Non c’è miseria, anzi c’è molto benessere, ma non sono interessati ad avere la casa bella, ben tenuta o ad avere abiti firmati e ben abbinati. Subito questo fatto mi salta agli occhi e il posto mi piace sempre di più.

Spioviggina, come di consueto. Camminiamo nella foresta pluviale, gli alberi secolari, alti come palazzi creano un intreccio di radici in basso e di rami in alto. Piove, lo sentiamo dal rumore e da qualche goccia che cade, ma la foresta è talmente intricata da proteggerci. I rumori, gli odori, la sensazione di stare lì dentro è indescrivibile. Mi sento minuscola e nuda, ma nello stesso tempo esattamente dove dovrei stare…l’umidità e il caldo mi tolgono il respiro, ma mi sembra di respirare ossigeno per la prima volta. E poi la visione sublime…un orango, maschio alfa che decide di mostrarsi a noi. Commossi torniamo all’auto pronti per un’altra avventura, per riempire nuovamente i nostri sensi di questa bellezza incontaminata.

Orango

 

Il Parco Nazionale del Batang Ai

Esploriamo la regione, tra mercati e piccoli centri abitati ed infine, pronti per il tramonto arriviamo all’attracco di un traghetto su un gigantesco lago. Siamo nel parco nazionale del Batang Ai. La natura è selvaggia e una leggera pioggerellina accompagna la nostra dolce scivolata sulle acque placide. La civiltà rimane veramente alle nostre spalle e in 40 minuti siamo al nostro resort. E’ tutto pazzesco. L’emozione di stare in quel posto è quasi inesprimibile. Capisco l’attaccamento dei locali alla loro natura: una natura antica, selvaggia, sempre presente. Qui l’uomo non è ancora riuscito a prendere il sopravvento, e sembra proprio che non voglia farlo. E’ la natura che comanda. Il giorno successivo ci caricano su minuscole barchette instabili: larghe non più di 80cm, lunghe circa 4 metri. Schizziamo velocissimi sul lago con il motore che romba. E’ molto divertente anche se basta veramente uno starnuto per finire tutti in acqua. Stiamo andando a conoscere gli Iban, una tribù nativa, famosi come cacciatori di teste.

Batang Ai

 

Gli Iban, la rivelazione più grande

Attracchiamo su un molo fatto di assi di legno grezzo mentre cani di ogni sorta ci accolgono nuotando e scodinzolando. Gli Iban vivono in Long House. Sono case su palafitta molto lunghe in cui condividono un corridoio comune semi aperto, una specie di veranda, dove si svolge la vita quotidiana del villaggio. Su questa veranda si affacciano gli appartamenti, uno per ciascuna famiglia. Sono composti generalmente da due stanze: la cucina, molto grande e il salotto/camera da letto dove dorme tutta la famiglia.

Long Howse

Hanno grandi televisori, smartphone ed enormi stereo (adorano fare feste). I bagni sono fuori tra galline, cani e gatti. Parlano inglese e cucinano benissimo. Sono persone splendide, sempre sorridenti e curiose. Adorano i tatuaggi e ti guardano con uno stupore incantato. Non temono la diversità anzi l’accolgono. Non hanno la concezione della privacy o della proprietà privata come noi. Sono una comunità in tutto e per tutto, un unicum, un polmone che respira all’unisono. In un posto così diverso dalla mia quotidianità, così lontano, così remoto, io mi sono sentita a casa. E’ stato un incontro di anime…una presa di coscienza della loro semplicità e profondità. Di sorrisi sinceri e contatti reali. Con la voglia da ambo i lati di conoscere ciò che ci era sconosciuto. Inutile dire che sia io che Daniel, mio marito, in quel posto ci abbiamo lasciato il cuore e un pezzettino di anima.

 

Il Borneo nel mio cuore

BungaRaya

Tutto il resto è stato vita vera…vita piena. Altre escursioni e città, gite sul fiume…vedere le scimmie nasiche che si lanciano dagli alberi. Assaporare la notte in mezzo a milioni di lucciole. Immergersi nei colori e nei profumi dei fiori, della giungla, delle spezie, del mare e della sabbia, bianchissima da farti male agli occhi. Rimanere ore su una palafitta immersa nella foresta a guardare la pioggia tra gli alberi e decine di uccelli col corno che danzano a pochi metri. Sentirsi accolti da una terra aliena ed accorgersi che nonostante la distanza e le differenze siamo sempre esseri umani e che in molte cose siamo tutti uguali. Sentirsi liberi e vivere a pieno ogni momento, ogni istante.

Ed ora capisco quelli che dicono “Ho il mal d’Africa”. Certo io non ero in Africa, ero in Borneo, praticamente dall’altra parte del mondo…ma il concetto è lo stesso: un luogo che ti entra dentro, che ti cambia nel profondo e che diventa parte di te. E quando te ne vai ne senti la mancanza e sai che parte di te è rimasta là e che parte di quel luogo se n’è andato con te.

Terima kasih… (grazie in Malese)

 

Potete trovare i libri di #EmilioSalgari sullo store di #ReteINDACO

 

Post e foto a cura di Giulia Chiara Staffa – Redazione ReteINDACO

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