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Stephen Hawking: la volontà e l’intelligenza

Hawking

Nato 300 anni dopo la morte di Galileo, l’8 Gennaio 1942, Stephen Hawking è stato ben più di uno scienziato. Un personaggio  straordinario che ha fatto dei suoi  limiti fisici gli ostacoli la propria forza, riducendoli ad un mero punto di vista.  Un ragazzo prodigio, con un’intelligenza e una curiosità fuori dal comune che si trova a combattere già da giovanissimo con la malattia. Appassionato di matematica fin da piccolo, sceglie il percorso di studi in fisica, perché all’interno dell’Università di Oxford, all’epoca, non era presente la facoltà di matematica.

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Comincia la sua formazione universitaria a 17 anni, nel 1959. Era il più giovane e il più brillante tra i suoi compagni. Trovava infatti estremamente facile il lavoro accademico. La scienza lo accompagna in ogni suo momento e tra le altre cose si interessa anche alla musica e alla fantascienza. Si laurea quindi in Scienze Naturali, a soli 20 anni con il massimo dei voti. Questo risultato gli permette di accedere alla specialistica in Cosmologia all’Università di Cambridge. Qui comincia a lavorare sul Big Bang e l’origine dell’universo, un tema molto caldo all’epoca che porterà nella sua tesi di laurea del 1965. L’anno successivo ottiene un dottorato di ricerca al Gonville and Caius College. Consegue dopo poco il dottorato in matematica applicata e fisica teorica e vince, con il saggio Singularities and the Geometry of Space-Time, il Premio Adams.

HawkingImmagine tratta da The Telegraph

La malattia aveva già cominciato a farsi strada

A tredici anni infatti viene colpito da una serie di febbri ghiandolari, liquidate dai medici come normali conseguenze della crescita. Dopo la laurea ad Oxford comincia ad avere difficoltà nell’uso degli arti. La situazione peggiora, finché nel 1963 non decide di sottoporsi ad alcuni esami più approfonditi. La diagnosi è terribile: sclerosi amiotrofica laterale (SLA), una malattia che provoca la disintegrazione delle cellule nervose. Con la diagnosi, l’aspettativa di vita è di soli due anni. Nonostante questo gli studi di Stephen non ricevono alcuna battuta di arresto, e poco dopo si sposa con la sua prima moglie Jane Wilde dalla quale avrà 3 figli. La malattia presenta, nel suo caso, caratteri inusuali. Caratterizzata da un decorso e una progressione lenta, gli ha permesso quindi di continuare a comunicare e ad insegnare fino quasi agli anni novanta.

Stephen Hawking

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In seguito ad una polmonite nel 1985 perde la possibilità di parlare. Così David Manson, un ingegnere informatico, tecnico di Cambridge, costruisce per lui un sintetizzatore vocale che trasforma in suono quello che Stephen scrive su una tastiera collegata alla sua sedia a rotelle. Questa soluzione gli ha permesso così di continuare a comunicare, anche se un po’ più lentamente. Dopo il 2000, in seguito anche all’età avanzata, l’utilizzo delle dita diviene sempre più difficile. Viene quindi messo a punto un sistema di riconoscimento facciale pensato appositamente per lui. Infatti è in grado di trasformare i minimi movimenti della bocca, della guancia destra, delle sopracciglia e degli occhi in parole e frasi.

Stephen Hawking, uno scienziato brillante che non si è fatto ostacolare dalla sua malattia.

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Un docente appassionato e membro onorario di diversi ordini scientifici, come la Pontificia Accademia delle Scienze. Titolare della cattedra Lucasiana di matematica a Cambridge dal 1979 al 2009 e in seguito Direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica. E’ stato un personaggio pubblico, ironico ma soprattutto autoironico. Spesso presente in simpatici cammei in cui interpreta sempre se stesso in serie tv (come Star Trek e Big Bang Theory) o cartoni animati (come i Simpson).

 

simpson

Immagine tratta da The Telegraph

 

 

Ma non è stato solo questo. Quando penso a Stephen Hawking non posso fare a meno di guardare oltre lo scienziato e il personaggio pubblico. Vedo un uomo che è stato in grado di affrontare una difficoltà terribile che la vita gli ha messo davanti. Stephen ha tralasciato quello che avrebbe o non avrebbe potuto fare, ha vissuto e basta. Si è aggrappato costantemente ed inesorabilmente ad ogni piccolo centimetro di vita. Ha continuato a dare tutto il meglio che poteva. A volte mi chiedo se anche lui ogni tanto si fosse detto “No questo non posso farlo”. Probabilmente si. Ma sicuramente la maggior parte delle volte si è buttato alle spalle il dubbio ed è andato avanti con la sua volontà. E’ per questo che credo che sia un personaggio da ammirare. Non mi intendo di fisica né di matematica. Non so giudicare Stephen Hawking come scienziato.  Ma posso giudicarlo come uomo. Una figura che ha dato e continuerà a dare speranza. Un personaggio che ci fa riflettere su quanto la nostra arma più forte possa essere le volontà.

 

Grazie Stephen…

Post a cura di Giulia Chiara Staffa – Redazione ReteINDACO

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