Aldo al lettore: un anno trascorso in compagnia di Aldo Manuzio


Ripercorriamo un anno trascorso in compagnia di Aldo Manuzio  attraverso i 14 video delle conferenze tenute in Biblioteca Nazionale Marciana, ora disponibili in ReteINDACO.

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Dobbiamo molto a Manuzio e vale la pena trascorrere del tempo in sua compagnia perché sa parlare la nostra stessa lingua, rivegliare in noi bisogni e desideri e stimolare uno sguardo che non è ristretto solamente al mondo del libro e dell’editoria ma a una dimensione del vivere e dell’agire assai più vasta e ambiziosa, di cui si è provato, nell’ambito degli incontri tenuti in Biblioteca Marciana, grazie alle sue stesse parole, alla sua voce che emerge in maniera così moderna e straordinariamente diretta nelle prefazioni dei suoi libri, a ricostruire un profilo.

 

Un anno trascorso in compagnia di Aldo Manuzio perché…

Perché Aldo ci riporta alla dimensione etica del sapere che non mancava mai di segnalare ai lettori dei suoi libri: «Abbiamo infatti deciso di dedicare tutta la vita al vantaggio dell’umanità» (prefazione alla grammatica greca di Costantino Lascaris 1495). Di fronte alle guerre che insanguinavano l’Italia, alle razzie, alle violenze («immani guerre che ora, a causa dell’ira divina per le nostre colpe, devastano tutta l’Italia e tra breve par che sommoveranno il mondo intero fin dalle fondamenta», Lascaris 1495), Aldo credeva che si potesse far argine alle armi con le idee e offrire così agli uomini «la speranza di tempi migliori grazie ai molti buoni libri che usciranno stampati, e dai quali, ci auguriamo sarà spazzata via una buona volta ogni barbarie» (Opere logiche di Aristotele 1495).

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Perché credeva che la cultura fosse un bene comune da far circolare liberamente, e si scagliava contro gli ‘affossatori di libri’: «Se poi vi sono persone d’animo così basso da affliggersi per un bene fornito a tutti, mi auguro che costoro o per l’invidia scoppino o, preda del loro dispiacere, meschinamente si consumino e infine s’impicchino» (Repertorio di dialettologia e stilistica greca 1496).

 

Perché Aldo era un maestro e sapeva che bisognava rendere meno arduo lo studio ai giovani affinché amassero il sapere e se ne servissero per essere persone migliori, e pertanto consigliava ai maestri di accostarsi a loro come genitori e di non costringere i piccoli a imparare a memoria, ciò che fa «odiare quegli studi che ancora non possono amare» (Manuzio Grammatica 1501) e fuggire la scuola.

 

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Perché sapeva che un’impresa importante non si può realizzare da soli e che bisogna cercare di unire le persone collaborando per una causa comune; così, nonostante la grande fatica, manteneva contatti epistolari con una rete vastissima e la sua bottega tipografica, oltre a un luogo di lavoro, divenne ben presto un centro di relazioni umane: «in questa fredda stagione invernale facevamo cerchio seduti presso il fuoco coi nostri nuovi accademici» (Sofocle 1502).

 

Perché seppe mettere al servizio del suo progetto la tecnica, l’evoluzione del carattere tipografico, ma soprattutto andò incontro al mondo dei lettori e comprese che per aiutarli bisognava mettere mano all’ortografia, alla punteggiatura, rimediare alla corruzione dei testi («liberare i buoni libri da dure e tetre carceri», Tucidite 1502; «ho profuso per certo molte energie sia nella ricerca di manoscritti antichi e della migliore qualità» Aristotele Teofrasto, Fisica 1497), curare la lingua perché scorresse libera, pulita e piacevole e apprezzava la capacità comunicativa della scrittura e per questo consigliava la lettura delle lettere di Cicerone che «rendono che le studia scrittore ricco, raffinato e, ciò che per me più conta, assai scorrevole» (Cicerone 1502).

Per agevolare il lettore  inserì la numerazione continua delle pagine; per facilitare l’apprendimento del greco pensò di affiancarlo alla traduzione latina a fronte. E soprattutto rese le opere maneggevoli: «stampate in formato minimo, affinché con più agio tutti possano tenerle in mano e leggerle» (Giovenale, Persio 1501) e «vi possano accompagnare nei vostri viaggi, per lunghi che siano», (Virgilio 1505).

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Perché Aldo intuì per primo l’importanza di dialogare con il lettore, coinvolgendolo, annunciandogli nuove edizioni («aspettate in brieve un Dante», Petrarca 1501), facendo crescere in tal modo l’aspettativa, ma anche raccontandogli di sé, della sua vita e dei suoi ideali; inventò un modello di prefazione affettuosa e diretta, in cui affiora il grande valore dell’amicizia umana («io vorrei poter sempre stare con te, vivere con te» a Marin Sanudo, Ovidio 1502). Amicizia che fu un ingrediente indispensabile alla sua impresa, che si nutriva non solo di libri e di manoscritti ma di sostegno e di affetto e scalda anche a noi il cuore: «il grande affetto che ti porto» (a Aleandro Girolamo, Iliade 1504).

 

Perché Aldo – che non era un sognatore e seppe circondarsi anche di uomini solidi come il suocero Andrea Torresani –  capì l’importanza di un’efficente rete commerciale, di un marchio inconfondibile con cui caratterizzare i suoi bei libri e distinguerli dalle imitazioni, anche pubblicando il catalogo delle proprie edizioni. E sapeva inoltre dare il giusto valore al denaro: «Accogliete dunque questo libretto: non però gratis. Datemi anche del denaro… giacché senza molto denaro mi è impossibile stampare» (Museo, Ero e Leandro 1495-97).

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E perché, infine, sa comunicarci una contagiosa fiducia in un futuro migliore: «Se ne dispiacciano, sparlino, contrastino quanto vogliono e per quanto tempo vogliono gli eventuali invidiosi, ignoranti e barbari: verranno tempi migliori» (Dizionario greco 1497), di cui abbiamo un fondamentale bisogno.

 

Il ciclo di conferenze, Aldo al lettore, dipanatosi lungo tutto l’anno 2015, è stato inaugurato il 6 febbraio, data della morte di Aldo, da Amedeo Quondam che ha saputo restituirci l’avventura umana e intellettuale di questo grande editore.

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Luca Molà ha poi inserito la sua attività nella Venezia delle manifatture e dello sviluppo tecnologico; Filippomaria Pontani  si è soffermato sul desiderio di Aldo di far conoscere i valori universali della cultura greca e sui suoi collaboratori.

Giulio Busi ha illustrato le origini e i contesti delle sue utopie poliglotte, in sintonia con le esperienze dell’Umanesimo. Abbiamo ascoltato la voce di Aldo che ci giunge viva attraverso le sue prefazioni grazie alle letture di Antonino Varvarà commentate con maestria da Vincenzo Fera e  conosciuto con Shanti Graheli gli estimatori e i collezionisti di Manuzio.

Mario Infelise ha esplorato i lati ancora oscuri della sua vita mentre James Clough e Alberto Prandi ci hanno trasportato nel mondo dei caratteri a stampa e dell’apporto delle edizioni aldine alla grafica e all’editoria contemporanea.

Ma Aldo ci ha offerto l’occasione per immergerci nel più ampio universo del libro: siamo entrati nel vivo del lavoro tipografico e dei diversi mestieri in cui si articolava allora il processo di stampa con Neil Harris; abbiamo conosciuto i tipografi greci che animavano il circuito di produzione con Georgios D. Matthiòpoulos e Dèspina Vlassi, e con Giuliano Tamani ci si è addentrati nell’editoria ebraica, mentre Federico Barbierato ha  collocato Venezia e le sue stamperie nel più vasto orizzonte del libro europeo del primo Cinquecento. Infine i lettori di Aldo sono emersi con Neil Harris.

A prologo dell’intero ciclo, il 29 gennaio, la Marciana ha presentato la propria collezione aldina e a chiusura dell’anno manuziano una tavola rotonda ha messo in luce i diversi aspetti e problemi dell’odierno mondo editoriale in compagnia di Mario Andreose, Cesare de Michelis, Tiziano Scarpa, Guido Guerzoni, coordinati da Alessandro Marzo Magno.

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Indice delle conferenze 2015 che sono state inserite in ReteINDACO

 

29.1 Biblioteca Nazionale Marciana Aldine marciane: il catalogo è questo

6.2 Amedeo Quondam Aldo Romano: una vita per il libro. Lectio magistralis di apertura

19.2 Neil Harris La bottega tipografica del Rinascimento. Un autoritratto in immagini: torchi, torcolieri, compositori, incisori di caratteri, correttori

5.3 Luca Molà Una città al lavoro: il libro e l’industria a Venezia tra Quattro e Cinquecento

12.3 Filippomaria Pontani Essere utile agli uomini. Aldo Manuzio editore di testi greci.

26.3 Neil Harris Il lettore italiano del Rinascimento. Profilo di un consumatore

1.4 James Clough e Alberto Prandi Aldo Manuzio: che carattere! Come un carattere di Aldo ha fatto, da solo, la storia della tipografia fino ai nostri tempi

15.4 Vincenzo Fera Letture di Antonino Varvarà Aldo ai lettori. Carta d’identità delle prefazioni

20.5 Federico Barbierato Delfini, gigli e fenici nel contesto dell’editoria europea 17.9 Mario Infelise Quello che non sappiamo di Aldo Manuzio e che sarebbe interessante sapere.…

30.9 Georgios D. Matthiòpoulos-Dèspina Vlassi Testi e caratteri tipografici greci nel Cinquecento a Venezia.…

15.10 Shanti Graheli Aldo Manuzio, i suoi lettori e il mercato internazionale del libro.

4.11 Giuliano Tamani Aldo Manuzio e la stampa con caratteri ebraici

20.11 Giulio Busi La laguna poliglotta di Aldo. Ebraico, arabo e altri saperi esotici nell’officina manuziana

25.11 Il mondo del libro ieri e oggi a confronto, editori, curatori, autori e lettori. Tavola rotonda con: Mario Andreose, Cesare De Michelis, Tiziano Scarpa,  coordina Alessandro Marzo Magno

 

* Le citazioni delle prefazioni di Aldo Manuzio sono tratte da: Aldo Manuzio editore. Dediche, prefazioni, note ai testi, Milano 1975, vol. II nella traduzione di Giovanni Orlandi.

 

Il post è di Tiziana Plebani curatrice dell’anno manuziano della Biblioteca Nazionale Marciana

[ plebani@marciana.venezia.sbn.it ]

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