Emily Dickinson: sulle tracce del Mistero


Chissà cosa avrebbe pensato, lei, del film di Terence Davies presentato all’ultima Berlinale, “A quiet passion”, che ripercorre la vita, non certo ricca di eventi esteriori, di uno dei giganti della poesia americana e mondiale.

Lei, che detestava essere “rinchiusa nella prosa”, lei che rinchiusa (o quasi) scelse di vivere, nell’orizzonte puritano del New England della metà dell’Ottocento, lei che un giorno decise di vestire per sempre di bianco, come la più effimera delle margherite.

Emily Dickinson sulle tracce del Mistero2

 

“Lei” è Emily Dickinson (1830-1886), la poetessa nata e vissuta ad Amherst (Massachusetts), di cui conosciamo il volto grazie a quell’unico dagherrotipo che la ritrae ancora diciassettenne: una giovane donna graziosa (ma non troppo), composta (ma con lo sguardo dritto, che non ti molla), silenziosa (ma con le labbra quasi mosse da un pensiero) e con un tenero fiore tra le dita ferme (ma abituate già a correre su bigliettini e carte da lettere inviati a destinatari lontani, a volte, solo la misura di un prato).

Emily Dickinson sulle tracce del Mistero

 

Certo, non ci stupisce che quella fanciulla, pur senza muovere un passo oltre il giardino della casa paterna (se non per rare visite a poche elette persone) abbia lasciato 1775 poesie, scoperte solo dopo la sua morte dalla sorella Lavinia in un cofanetto, dunque quasi del tutto inedite (solo 7 vennero pubblicate dall’Autrice stessa – quasi tutte tra le pagine dello Springfield Daily Republican).

 

Né ci stupisce che quelle poesie siano piene di api, ranuncoli, pettirossi e trifogli.

Emily Dickinson sulle tracce del Mistero

 

Eppure, in quelle poesie, tra le api, i ranuncoli, i pettirossi e i trifogli, spunta ad ogni passo un enigma, affiora un mistero, si accende come un lampo qualche inattesa folgorante verità.

 

Del resto, la sua stessa idea di poesia è tutta in queste parole, riportate da Thomas Higginson, redattore dell’Atlantic Montly, nonché saggista e consulente editoriale, che ebbe modo di incontrarla (nella sua casa di Amherst, s’intende!) il 16 agosto 1870:

”Se leggo un libro e mi sento gelare in tutto il corpo così che nessun fuoco mi può scaldare, allora so che quella è poesia. Se provo la sensazione che mi scoperchino la testa, allora so che quella è poesia.”

 

Niente di più distante, dunque, dal quadretto naturalistico o dall’ingenua riproduzione del mondo visto al di là della finestra della sua stanza, bensì un continuo dialogo con il mistero e l’assoluto della Vita (con tutto il suo corteggio di assoluti: la Morte, l’Assenza, la Solitudine, l’Amore, l’Estasi).

 

Di questa numinosa poesia (numinosa come la sua stessa Autrice), ReteINDACO ci offre numerose risorse.

Tra queste segnaliamo una biografia di Lyndall Gordon, Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson, Fazi editore 2012 [qui l’anteprima ]

Emily Dickinson sulle tracce del Mistero

 

Ma, soprattutto, segnaliamo  lEmily Dickinson Archive.

Qui troveremo le tracce calligrafiche del mondo interiore della poetessa di Amherst, vergate con mano sicura dalla giovane donna che continua a fissarci dal dagherrotipo del 1848, suggerendoci di guardare oltre i limiti (qualsiasi limite).

 

Emily Dickinson sulle tracce del Mistero

 

Emily Dickinson sulle tracce del Mistero

 

 

 

 

 

Il post è di  Romina MarcattiliBiblioteca Planettiana Jesi – Polo Bibliotecario Ancona Jesi

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Nota: la citazione riportata nel post è tratta da: Marisa Bulgheroni, Nei sobborghi di un mistero. Vita di Emily Dickinson, Mondadori 2001

L’immagine in evidenza è tratta da : http://movieplayer.it/articoli/la-recensione-di-a-quiet-passion_15493/