Recensiamo Tranquillo, non importa


Tranquillo, non importa
Raccolta di racconti e ricordi dedicati a Kurt Cobain curato da Daniele Piovino che vede tra le penne coinvolte una serie di noti personaggi dell’editoria musicale italiana, quali Stefano Pifferi, Enrico Veronese, Francesco Farabegoli, Enzo Baruffaldi, Marina Pierri e molti altri.
Il titolo del libro è di R. Amal Serena, la copertina di Tuono Pettinato, mentre nell’introduzione, affidata allo storico dell’arte contemporanea Christian Caliandro, si parla della figura del leader dei Nirvana come «di uno straordinario catalizzatore».
Tranquillo, non importa
«Un autore che ha saputo non solo cristallizzare i ricordi più preziosi e dolorosi, ma anche e soprattutto tenerci agganciati ad una zona psichica che era l’esatto opposto di quello che ci circondava, e che soprattutto si stava preparando. Solo ora forse, vent’anni dopo, stiamo realmente entrando in contatto con quello stesso nucleo oscuro pulsante di disperazione disagio rabbia ribellione». (dal sito di SentireAscoltare)
La nostra recensione
“La mattina in cui sapemmo che Kurt Cobain si era suicidato accompagnai a ricreazione un mio compagno di classe a trovare un altro ragazzo che frequentava la nostra stessa scuola. Di quel ragazzo ricordo che piangeva affacciato ad una finestra del liceo che dava sul cortile, come se avesse perso un amico. Allora, benché anch’io conoscessi ed ascoltassi i Nirvana, mi sembrò una cosa assurda.

Quella scena mi è rivenuta in mente quando ho letto il contributo di Daniele Piovino presente su Tranquillo, non importa, l’eBook disponibile in download gratuito che contiene una raccolta di racconti e ricordi dedicati al musicista di Aberdeen, scritti da alcuni giornalisti musicali.

Piovino, che dell’eBook è anche curatore, scrive: «Quando penso a Cobain, penso a una cosa che non vorreste mai leggere: penso a un amico. Voglio dire, un amico è quella persona con la quale parli un linguaggio che riconosci. La vedo come Delueze insomma. Ecco, fate una cosa: cercate su Youtube il video L’amicizia (Deleuze), scritto esattamente così. Guardiamolo insieme e poi ne riparliamo, volentieri».

Io non avevo mai pensato a Cobain come un amico prima di adesso ma indubbiamente per me e per tante altre persone della mia generazione il cantante dei Nirvana era qualcuno che parlava un linguaggio che riconoscevamo.

Ripensandoci ora, a Cobain e a quegli anni, mi vengono in mente: la sorella della mia fidanzata di allora che compra la cassetta diIn utero e la mostra a tutti come se fosse un santino; il bootleg del concerto MTV Unplugged in New Yorkdei Nirvana che ho acquistato da Rinascita circa un anno prima che uscisse la versione non piratata; le prime magliette con la scritta Nirvana e quella specie di smile sotto effetto di droghe o di alcool; i racconti di chi era stato al concerto al Palaghiaccio di Marino o di chi addirittura li aveva visti dal vivo al Teatro Castello; la performance dei Nirvana a Tunnel, il programma di RaiTre, e Cobain che la notte dopo l’esibizione va in overdose in una suite dell’Hotel Excelsior per una combinazione di champagne e Roipnol.

Andando oltre i ricordi, tracce di Cobain se ne scorgono anche qui intorno: un anno fa Tuono Pettinato ha pubblicatoNevermind, una biografia a fumetti a lui dedicata; quest’anno è uscito Kurt Cobain: Montage of Heck, un film documentario diretto da Brett Morgen; le magliette con lo smile stonato sembrano essere tornate di moda anche se dubito che tutti coloro che le indossano sappiano chi erano i Nirvana.

Qualcosa invece è andato perduto: al posto di Rinascita hanno aperto un supermercato, dove c’era il Teatro Castello c’è una delle sedi della LUMSA, la mia ragazza di allora mi lasciò qualche anno dopo la morte di Cobain.

Non tutte le storie finiscono bene.”

 

 

Il post è a cura di Emiliano Santocchini –  Redazione ReteINDACO

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[Photo credits : http://nirvana.wikia.com/wiki/Kurt_Cobain]